Il cammino negli anni 90’ (1990-1997)

La Nascita del Reparto Airone Rosso

Da dove nasce l'“Airone Rosso”. Nei primi anni degli anni ’90 c'era stata una vera e propria richiesta di nuovi ingressi nel gruppo, da parte di ragazzi di tutte le età. Il branco dei lupetti aveva raggiunto iscrizioni mai registrate prima; in Branca E/G passavano in tanti appunto dal branco e tante erano anche le richieste da parte di ragazzi in età di reparto che volevano entrare nel gruppo scout. In Comunità Capi si cominciò ad interrogarsi sulla gestione, nelle varie unità, di questi nuovi numeri a livello educativo.

Inoltre, era maturata la volontà all’interno del Reparto di trovare un nome per la Branca EG di Ostiglia. In particolare, l’idea proposta a tutta la Branca venne da un ragazzo che si stava formando nella specialità di “Amico della Natura”.

Nella bellissima ricerca sull'ambiente naturale della nostra zona, presentata appunto da uno squadrigliere (Puma F.F.) c'era una curiosità ignorata da tanti. Si raccontò che “l'Airone Rosso” grosso uccello migratore amante dei climi miti, a differenza dell’autoctono fratello “cenerino” veniva in tarda primavera a nidificare in poche zone particolare dell'Italia: in Sardegna e, nelle nostre paludi padane del Veneto e nel nostro Busatello. La proposta di chiamare il nostro Reparto Airone Rosso fu accolta con entusiasmo da parte di tutti gli Esploratori e Guide, e da allora il nome del Reparto dell'Ostiglia 1 è Airone Rosso. (andando anche in coerenza con il colore prevalente del nostro fazzolettone).


L’incontro con il Presidente della Repubblica (1993)

Una delle tappe più significative ed importanti del decennio degli anni ’90 in un periodo fortemente critico e conflittuale per l’Italia, furono le Vacanze Invernali del Gruppo Reparto Ostiglia 1 a Roma nel gennaio del 1993. 

Siamo in un’Italia in transizione, le inchieste di “Mani Pulite” che colpiscono e delegittimano la classe politica italiana con le inchieste di corruzione che coinvolgono tutti i partiti di governo che  dalla nascita della Repubblica hanno governato il paese, le drammatiche riforme economiche a cui lo Stato è chiamato a sottoporsi per poter evitare il default finanziario e i futuri passaggi per la costituzione di un’unita europea economica e monetaria sottopongono il Paese ad una forte tensione sociale.

Gli anni ’90 in Europa sono caratterizzati dalla fine dell’egemonia sovietica sui Paesi dell’Est Europa e la tragica disgregazione della Jugoslavia con la conseguente guerra territoriale che ebbe un eco drammatico anche in Italia.

In particolare, nel 1992 in Italia, si registra uno degli anni più drammatici e duri per la tenuta dello stato democratico del Paese. Le Istituzioni sono fortemente colpite ed indebolite dal peso dell’indagini di corruzione portate avanti dalla Magistratura e tra maggio e luglio dello stesso vengono commessi dalla Mafia gli attentati mortali ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alle loro scorte. I due giudici rappresentavano le principali figure del pool antimafia di Palermo nella lotta alla criminalità organizzata e con la loro uccisione la stessa Mafia dette un segnale forte e di potenza contro la Repubblica. 

In questo contesto il 25 maggio del 1992 a pochi giorni dalla strage di Capaci in cui appunto morì Giovanni Falcone, venne eletto Presidente della Repubblica, un uomo delle Istituzioni, membro dell’Assemblea Costituente e riconosciuto come figura retta da tutti i partiti: Oscar Luigi Scalfaro, in quel momento Presidente della Camera dei Deputati eletto da pochi mesi.

Il Gruppo Ostiglia 1 in questi anni sentiva l’esigenza di arricchire i ragazzi con incontri che potessero testimoniare a loro l’importanza della legalità e delle Istituzioni democratiche del Paese. Fu così che grazie all’iniziativa di Don Paolo Azzini, il Reparto e diversi membri del Gruppo Scout Ostiglia 1 poterono incontrare l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. L’evento si svolse il 4 gennaio del 1993 durante appunto il Campo Invernale del Reparto che si riuscì ad organizzare anche grazie all’ospitalità di Don Roberto Guernieri ostigliese a Roma che fece da cicerone ed inoltre fece salutare il Gruppo durante l’Angelus domenicale dall’allora Pontefice Giovanni Paolo II (Papa Wojtila).

L’incontro con il Presidente della Repubblica fu emozionatissimo, i ragazzi si soffermarono con esso parlando della Promessa e della Legge. 

Un aneddoto divertente fu il fatto che all’entrata in Quirinale, i corazzieri non volevano che il Reparto entrasse con la propria Fiamma per loro importantissima ma per la sicurezza potenzialmente pericolosa per l’incolumità dello stesso Presidente. Fu l’intervento del corazziere Zerlotti, originario di Correggioli (Ostiglia), che ci permise, assumendosene la responsabilità, di poter entrare con l’amata e rappresentativa Fiamma. Il corazziere compaesano seguì il gruppo per tutta la visita e il reparto e i capi poterono attraversare con soggezione ed emozione i corridoi e le sale fino all’incontro con il Presidente. 


Il Viaggio e l’incontro con Palermo (1994)

Nell’anno scout ’93/‘94 i capi della Branca Rover e Scolte (Carlo Dalporto, Maria Angela Pinotti, Giulio Rodighieri e Francesco Masiero) individuarono come necessità educativa la presa di coscienza del bisogno di Pace direttamente su un campo di conflitto.

Inizialmente considerarono la possibilità di un’esperienza di servizio presso un campo profughi in Bosnia poiché dal 1991 erano in atto guerre jugoslave su spinta nazionalista degli Stati federati, ma dovettero abbandonare questa idea perché presentava un pericolo alto per l’incolumità dei ragazzi. 

Venne subito individuata una seconda possibilità, sempre legata ai temi della Pace e della Legalità, e si pensò a Palermo. Qui infatti l’anno prima, 1992, Cosa Nostra (mafia siciliana) dichiarò guerra allo Stato attraverso due terribili attentati: la strage di Capaci e la strage di via D’Amelio dove persero la vita i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte. 

Si contattò uno dei preti antimafia di quegli anni, ossia il parroco della Chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio (a fianco del carcere dell’Ucciardone), Padre Paolo Turturro, che viveva già protetto dalla scorta. Padre Paolo ci invitò caldamente ad andare poiché aveva iniziato a costruire il Borgo della Pace a Baucina, una località a circa 30 km da Palermo. C’era quindi la possibilità di effettuare il campo di lavoro, in questo caso affiancando gli Universitari Costruttori di Padova. 

I Capi R/S e i ragazzi del Clan iniziarono subito a pianificare il viaggio e il campo e si organizzarono per un autofinanziamento, sempre rientrante nella metodologia scout. 

Si iniziò così a lavorare ad un progetto di espressione, in particolare ad un recital, dal titolo ‘Give peace a chance’, sul tema della Pace, da rappresentare in Ostiglia ed in altri paesi della provincia. A ciò si associarono altre piccole attività individuali e di gruppo, sempre con lo scopo di autofinanziarsi. Finalmente il 5 agosto 1994 il clan Ostiglia 1 arrivò a Palermo con un viaggio aereo. I rover e le scolte erano: Massimo Artioli, Laura Bagnoli, Gabriele Battisti, Fabio Bellintani, Germano Brunacci, Alessandro Canossa, Gaia Canossa, Stefano Corniani, Paolo Guelfo, Rosalba Perno, Davide Poltronieri, Sara Ronconi, Fabio Vicenzi, Alex Zapparoli, Cesare Zombini, Francesco Zucchi, Giovanna Zucchi. 

Per i primi due giorni il gruppo fu ospitato a Palermo, da Padre Paolo Turturro presso la parrocchia di Santa Lucia in via Albanese. Fu un’occasione per camminare per le strade di questa bellissima città, colpita e segnata profondamente dai due attentati del ‘92 e presidiata dai militari dell’operazione “Vespri Siciliani“, per un maggiore controllo del territorio e per ragioni di ordine pubblico.

Il terzo giorno il Clan si trasferì a Baucina, al Borgo della Pace, e qui iniziò il vero campo di lavoro. Si trattava di impegnarsi per la realizzazione delle scalinate dell’anfiteatro e dei viottoli nel giardino, il tutto con le pietre che venivano a mano a mano spaccate dai ragazzi scout con le mazze. Un lavoro duro che iniziava molto presto al mattino e che veniva svolto sotto il sole cocente e con alte temperature; proprio per questo il clan denominò ironicamente questa esperienza “Campo Alcatraz“. 

Si dormiva nelle tende dell’esercito, si condividevano i pasti con gli altri ragazzi presenti e alla sera Padre Paolo organizzava degli incontri con i familiari delle vittime innocenti delle mafie o con persone impegnate nella lotta alla mafia. Insomma, si lavorava per contribuire a costruire un luogo di aggregazione in nome della Pace e si approfondivano anche temi sulla legalità, conoscendo direttamente chi delle azioni di mafia è stato vittima. 

Il clan e i suoi capi ripartirono dall’aeroporto di Palermo (oggi Aeroporto Falcone-Borsellino) il giorno 12 agosto ‘94 portando a casa questa intensa esperienza di vita e di crescita personale. Successivamente ci fu l’impegno di sensibilizzare il territorio mantovano sui temi della Legalità e della Pace, e questo venne realizzato con varie attività, e partecipando alle Manifestazioni della Pace organizzate insieme alla Parrocchia di Ostiglia. 

Si continuò anche a tenere vivi i contatti con Palermo, tanto che nacque un gemellaggio con il doposcuola di Dipingi la Pace di Padre Paolo Turturro. Per alcuni anni, nel periodo estivo, i bambini palermitani vennero ad Ostiglia, ospitati in varie famiglie per due settimane. Si facevano attività ludiche durante il giorno assieme ai bambini ostigliesi e un anno parteciparono anche alle Vacanze di Branco dei Lupetti.

Tegoliamo (1994)

Il Gruppo Ostiglia 1 partecipò come tutta la comunità ostigliese a sostenere la parrocchia nella raccolta fondi atta a sostenere le spese per il rifacimento del tetto della Chiesa parrocchiale. Le diverse Branche organizzarono per il Paese diverse attività di autofinanziamento. 

Lo spettacolo della Branca R&S “Give Peace a chance” (1994-1995)

Durante i primi anni Novanta, il gruppo ostigliese vive sicuramente il momento più florido. Le Branche sono numerose, addirittura i reparti sono due e la comunità capi ragiona sulle opportunità e sui progetti che possono dare ulteriore forza ed essere espressione nella comunità degli ideali e dei valori dello scautismo.

Giulio Rodighieri propone che il Clan si applichi in una attività di espressione. Un’attività di prosa teatrale che possa essere formatrice per i ragazzi e allo stesso tempo permetta al Gruppo di esprimere i sentimenti e i valori che l’attualità impone di dichiarare.

L’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale vedeva, a pochi chilometri di distanza oltretutto dai confini italiani, uno dei conflitti più atroci, la guerra in Jugoslavia. Una guerra tra popoli, tra religioni e tra persone che fino a pochi mesi prima convivevano in uno stato di pace. Un conflitto che portò a pulizie etniche e religiose e che pose l’Europa in una posizione di forte difficoltà politica. Le azioni di solidarietà da tutto il mondo cattolico furono numerose e anche dalla Parrocchia e dalla comunità ostigliese ci furono diversi aiuti.

In questo contesto appunto il Clan decise di sviluppare e mettere in scena uno pièce teatrale in cui gli stessi ragazzi recitavano alcune delle più celebri poesie sulla devastazione della guerra di Bertolt Brecht, famoso drammaturgo, scrittore e poeta tedesco che espresse da sempre posizioni contrarie a qualsiasi totalitarismo e ad ogni apologia della guerra.

La rappresentazione ebbe un importante successo, tant’è che venne replicata in più occasioni e permise tramite essa di autofinanziare il Clan, insieme ad altre attività, per sostenere le spese del viaggio a Palermo in occasione della Route del 1994. 

Venne prodotto anche un film in VHS che partecipò ad un concorso indetto dalla Zona Agesci di Mantova dedicato a presentare da parte delle diverse Branche R/S alcuni lavori da essi autoprodotti. Il Gruppo Ostiglia 1 con il film “Give Peace a Chance” vince tale concorso.


La Nascita del Secondo Reparto MIR SADA (1994)

Nel processo di sfaldamento della vicina Jugoslavia nei primi anni Novanta, un periodo particolarmente cruento fu la guerra in Bosnia, scaturita dal referendum per l'indipendenza non accettato nemmeno dallo stesso Presidente della Repubblica. Ne scaturì una guerra tra tre diverse nazionalità e comunità di origini religiose diverse, tra le più crudeli, caotiche e sanguinose dalla Seconda guerra mondiale. Soprattutto perché ciascuno dei tre gruppi si rese protagonista di crimini di guerra e di “pulizia etnica” che fece moltissime vittime tra i civili.

Era il 1992, sembrava impossibile ciò che stava accadendo non distante da Ostiglia e dall’Italia, appena al di là del Mare Adriatico. Sul finire dell'anno, una iniziativa forte a contrasto di tanta violenza, fu la marcia di 500 non violenti che riuscirono ad entrare in una Sarajevo assediata e chiusa.

Mentre nell'anno successivo venne organizzata dai Beati Costruttori di Pace di Padova, una grande carovana verso la capitale bosniaca ancora assediata, sullo spirito delle parole del cardinale Martini “Fare un passo in mezzo, mettersi fra due parti in conflitto”. 

Il nome fu MIR SADA che in bosniaco significa PACE ORA, PACE SUBITO. Duemila pacifisti confluirono da tutte le parti del mondo per alzare la voce della pace e spegnere quella delle armi e dell'odio.

In quegli anni il Clan e la Co.Ca dell’Ostiglia 1 si interrogavano sul senso della costruzione della pace passando per la legalità e la giustizia, sull'importanza di fare qualcosa, di ascoltare la voce di chi era in conflitto e di incontrare ed essere al fianco di testimoni. 

Si avviò un percorso esperienziale con amici di Palermo che vivevano una guerra di mafia e illegalità violenta, legami che ancora oggi vivono. 

Nel corso del 1994 il Gruppo fu impegnato nell’organizzazione degli importanti eventi che caratterizzarono i festeggiamenti dei primi 70 anni del Gruppo. All’apertura dell’anno scout, gli esploratori e le guide furono eccezionalmente numerosi e quindi, per la prima volta nella storia del Gruppo, ci fu l’esigenza di aprire il secondo Reparto. 

Proprio per il percorso che il Gruppo stava compiendo nei primi anni Novanta, si pensò di dedicare alla carovana della pace dell'anno prima, a cui purtroppo l’Ostiglia 1 non riuscì a partecipare, il nome del nuovo Reparto Mir Sada con due squadriglie di guide e due di esploratori.


La Route Nazionale Co.Ca (1997)

Dal 2 al 9 agosto del 1997 si tenne la II Route Nazionale della Comunità Capi AGESCI. L’importanza di questo evento si evidenzia per il fatto che dal 1974 al 1997 vi sono state solo due Route Nazionali Capi e la prima svolte nel 1979 dettò la responsabilità collegiale della Comunità Capi.

La Route del 1997 “Strade e Pensieri per domani”, ebbe come motivo ispiratore la necessità di rivisitare il ruolo dei Capi impegnati nel servizio educativo in uno scenario sociale e culturale profondamente trasformato, e come obiettivo il rilancio e/o l’eventuale integrazione del Patto Associativo scritto nel 1974 alfine di ridisegnare lo scautismo del 2000.

La Route si svolse con un campo mobile sui sentieri del Mugello con meta Barbiana e con l’obiettivo educativo di incontrare i luoghi e i testimoni di una visione di chiesa vissuta e predicata da Don Lorenzo Milani. Il campo mobile rappresentò solo la prima parte della Route. Tutti i capi (circa 12-13 mila) successivamente convogliarono in un campo fisso sull’Appennino dell’Irpinia a Piani di Verteglia (AV).

I lavori per la Route iniziarono un anno prima con l’impegno affidato ad ogni Gruppo di sviluppare al loro interno un itinerario che doveva avere la duplice ambizione di aiutare i Capi prepararsi per la Route di Co.Ca e i ragazzi a sentirsi interpellati e protagonisti di due avvenimenti molto importanti. Nel corso del 1997 era in programma anche la Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi.

La preparazione alla Route aveva lo scopo di far riflettere le comunità capi sulle sei chiamate: partecipazione sociale e civile, appartenenza ecclesiale, solidarietà e apertura alla diversità, autoeducazione e coeducazione, fraternità internazionale, ambiente. Da questo spunto di riflessione la Co.Ca di Ostiglia sviluppo la tematica rapportandosi al messaggio e all’esperienza di Don Milani e la sua scuola di Barbiana.

La Comunità Capi dell’Ostiglia 1 fu presente in 10: Azzolino, Sara, Claudia, Giovanna, Germano, Cesare, Giulio, Ciarla, Chiara e Silvana. Il campo mobile sui sentieri del Mugello in Toscana fu condiviso con tre membri del Porto Mantovano 1 e alcuni Capi dei Gruppi toscani: Empoli 2 (FI), Sambuceto 1 (CH) e Pietrasanta 1 (LU). Il Gruppo era in tutto formato da trenta persone che facevano parte della Co.Ca di formazione n. 64.

A Barbiana ci fu l’occasione di incontrare Michele Gesualdi, uno dei ragazzi della scuola di Don Milani: “Hanno costruito su Don Milani un'immagine che non è la sua, gli hanno messo addosso tanti “vestiti”, di educatore, di uomo politico ma lui è stato un prete! Un prete e basta! Un servo di Dio. La scuola era un mezzo per evangelizzare, Don Lorenzo diceva che i poveri avevano una cultura alternativa che non è mai fiorita perché la pestavano…c'era e doveva trionfare, questa è stata la sua intuizione! Conosceva le due culture e ha abbracciato la seconda, quella dei poveri!”.

Dopo Barbiana, la Route continuò verso Piani di Verteglia (AV) dove un’intera città di tende, costruzioni, impalcature e tendoni per le attività venne realizzata per l’occasione. Il gruppo di Ostiglia era nel sottocampo “Sinuessa”.

L’apertura guidata dal Presidente Agesci Edo Patriarca iniziò con la cerimonia dell’alzabandiera ed ebbe la partecipazione di numerosi rappresentanti delle Istituzioni, tra cui il Presidente del Consiglio Romano Prodi, il Presidente della Camera Luciano Violante e il Cardinale Sodano.

Tra i numerosi moneti formativi a cui la Co.Ca ha partecipato sicuramente rimane indelebile quanto lasciatoci dal Priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi: “l'unica cosa che noi possiamo dare è il senso del senso, la speranza della resurrezione e che anche il male sarà vinto …non la morale!  Gli uomini oggi chiedono come sperare non come vivere!”. Il consiglio che dette fu quello di insegnare ai ragazzi: a Pensare. “Siamo in un momento in cui vi è un “attentato” al pensiero.... Si preferisce un ragazzo che pensa ad uno che prega! Ma prima bisogna imparare a pensare perché, se uno non sa pensare non sa pregare!”. L'augurio che lasciò fu quello di trasmettere: “Fate della vostra vita un capolavoro in mezzo agli altri”.

La chiusura della Route avvenne l’8 agosto del 1997 con la Santa Messa celebrata in una spianata in cui migliaia di Capi Scout chiusero l’evento cantando e sventolando i loro fazzolettoni.


DIARIO Route Nazionale 1997 – Strade e Pensieri per Domani – Irpinia Piani di Verteglia (AV)

E così il momento tanto atteso, sognato, preparato è arrivato!

Alle h.8,23 di sabato 2 agosto 1997 dalla stazione di Ostiglia partiamo in undici Capi Scout.

Siamo otto della nostra Co.Ca.: Azzolino, Sara, Claudia, Giovanna, Germano, Cesare, Chiara ed Io Silvana, più tre della Co.Ca. Del Porto Mantovano 1: Agnese, Carlo e Piermario; mancano i nostri Giulio e Ciarla che ci raggiungeranno verso le h. 18,30 a Borgo San Lorenzo nostra prima meta.

Faremo parte della Co.Ca. Di formazione numero 64 assieme ad alcuni capi della Co.Ca. Dell'Empoli 2 (FI) del Sambuceto 1 (CH) e del Pietrasanta 1 (LU) condivideremo questa straordinaria, unica esperienza sia per i primi quattro giorni di “campo mobile” ed anche per i successivi di campo fisso a Piani di Verteglia.

Il campo mobile in stile di “vera Route” sarà sui sentieri del Mugello, la nostra regola: l'essenzialità, il nostro maestro di vita, su cui abbiamo preparato la tesi, don Milani; quindi, la nostra meta sarà Barbiana dove don Milani ha vissuto con i suoi ragazzi ed ai quali ha donato tutto ciò che poteva: fede, istruzione...vita. Qui, incontreremo proprio uno dei suoi ragazzi Michele Gesualdi, oggi Presidente della provincia di Firenze, che ci parlerà di lui donandoci un’autentica testimonianza. 

Il tema da approfondire per il filone fede, al quale la nostra Co.Ca. di formazione è stata affidata è “il Corpo e le Membra”.

Ed ora, dopo tutte queste notizie tecniche introduttive, un po' di racconto per ricordare e condividere di questa avventura: sensazioni, entusiasmi, fatiche e di quel giorno anche un po' di …paura!

Non so se gli altri gruppi di formazione capi sono stati fortunati come noi, ma devo dire che da subito tra noi c'è stata una bella sintonia. 

Ci ha aiutato senz' altro l’entusiasmo di vivere questa esperienza sentendoci fratelli scout in cammino con gli stessi obiettivi; ci ha aiutato il nostro metodo scout che pur nella diversità viviamo con lo stesso stile ed anche ci ha aiutato l'avere con noi, che siamo tredici capi mantovani, ben diciassette capi toscani; perché si sa i toscani sono troppo simpatici e divertenti, io li adoro anche nel loro modo di parlare.

Così nel tardo pomeriggio di quel sabato 2 agosto, ospiti nella base scout di Borgo San Lorenzo, si è riunita al completo la Co.Ca. di formazione 64.

Dopo qualche gioco di conoscenza ed anche una partita di pallavolo ci siamo organizzati per la cena e per la notte. Al bivacco davanti ad un quadretto con l'immagine di Gesù maestro, il nostro giovane A.E. Don Alessandro del Pietrasanta 1 ci ha proposto un profondo e partecipato momento di fede che ci ha reso tutti protagonisti: poi un canto e a nanna. Qualcuno ha dormito dentro e qualcuno sotto il porticato.                                                  

Domenica 3 agosto

Ore 9,30 pronti, zaini in spalla, si parte!

I primi cinque Km. sono su strada asfaltata interrotti naturalmente con qualche sosta dove condividiamo un canto, una danza ...ma poi via dobbiamo raggiungere una piccola Pieve: San Cresci. La strada ora è in salita per circa due Km. ma sono gli ultimi della giornata, per fortuna!

Per qualcuno è stato più faticoso che per altri ma siamo arrivati tutti bene. 

Per ora sono abbastanza soddisfatta di me stessa, è stata dura con 18 Kg. di zaino sulle spalle e il caldo, ma sono arrivata fra i primi 10. Giulio si è stupito: “ma guarda la Silvana!” ha detto...... e comunque anch'io mi sono stupita!

Il luogo è tranquillo e ombroso, ci siamo rinfrescati l'acqua era buonissima e fresca!

All'ora di pranzo con i nostri fornellini io e Chiara, la mia compagna di Route, ci siamo preparate un favoloso piatto di spaghetti col tonno! Un po' di riposo e al pomeriggio lavoro di gruppo sulla figura di don Milani. Poi la messa celebrata dal nostro don Alessandro che è davvero molto bravo e paziente, sa suonare bene la chitarra ed anche durante la Route sa coinvolgerci con canti rigeneranti. 

Cena, bivacco con la presentazione della tesi ed alcuni interventi; poi canti sotto uno stupendo cielo stellato.

Prima notte in tenda con Chiara.


Lunedì 04 08 1997

Risveglio “discreto” dopo la prima notte in tenda dove Io e Chiara, rispetto la sera precedente, abbiamo riposato meglio grazie al terreno erboso più morbido del pavimento delle sedi. 

Caffè con fornellino, qualche biscotto, poi assieme ai nostri fratelli scout la preghiera, nell'antica chiesetta di San Cresci, per affidare al Signore la nostra giornata.

Lasciata un’offerta, verso le 10,30 siamo partiti; è un po' tardi ma bisogna fare le cose per bene! Camminiamo per circa 7 Km., all'inizio è stato un continuo salire e scendere molto faticoso, specialmente le discese mettevano a dura prova le nostre ginocchia; ci faceva “ridere” la descrizione che aveva fatto Marco (Empoli) del percorso: “è un falso piano” ci aveva detto! 

Più il tempo passava, più il sole di mezzogiorno si faceva sentire e più i nostri passi diventavano pesanti sull'asfalto. Ci ritrovavamo sudati, con il respiro pesante, con una faccia di fuoco e il desiderio di tanta acqua fresca. Ci sosteneva il pensiero che ad Ariano ci saremo fermati per una piccola sosta dove avremo potuto rinfrescarci e fare un po' di spesa dal “tuttaio” (definizione di Eleonora del negozietto provvisto di un po' di tutto).

Ma dovevamo ancora arrivarci, durante la strada inevitabilmente il gruppo si divideva e poi ci si ritrovava a camminare ora in coppia con qualcuno e qualche tratto anche da soli ma ci si vedeva tutti. L'immagine per me più angosciante era però quella di vedere alcuni in cima alla fine della salita mentre io dovevo ancora affrontarla! Tanto è vero che in una di queste abbastanza ripida, qualcuno ha voluto incoraggiarmi mettendo a terra per premio una caramella da raccogliere prima di tagliare “il traguardo,” con tanto di incitamento e una ripresa da parte di Andrea (Pietrasanta 1) che aveva portato la telecamera. Ebbene, ce l'ho fatta ed ora sono curiosa di vedere il video una volta a casa. Ma il bello doveva ancora arrivare! 

Dopo la sosta dal “tuttaio”, dove io e Chiara non abbiamo comprato nulla per non appesantire lo zaino e dopo una chiacchierata con alcune persone del posto, tra cui il signor Vito che aveva conosciuto don Milani, siamo ripartiti.  

Marco dice di conoscere la strada ma, chiedendo conferma alla gente del posto, ha avuto almeno tre indicazioni diverse; comunque, lo seguiamo e ad un certo punto abbandoniamo l'asfalto e su per un sentiero sassoso e con qualche albero che ci regalava la sua ombra.

Dobbiamo ancora mangiare ma preferiamo arrivare prima a Barbiana, così si sceglie di tagliare per la montagna, in un'ora dovremmo farcela! Si diceva! Ma non è stato così! Infatti, ci ritroviamo con la strada sbarrata da un cancello di fine sentiero, se vogliamo proseguire bisogna farsi strada tra alte ortiche, rovi, vari arbusti, …così alcuni di noi (Marco, Ciarla, Germano e altri) partono in perlustrazione mentre il gruppo aspetta e prende fiato; poi tutti dopo un po' decidiamo di raggiungerli e insieme a loro, ci rendiamo conto di esserci persi!

Non posso crederci, penso di vivere in un racconto di Salgari! Siamo rimasti almeno un'ora ad aspettare mentre qualcuno di noi cercava una via d'uscita, qualcun altro sfinito dormiva, qualcuno mangiava un po' di cioccolata, Andrea filmava la situazione mentre Giulio, con aria rassegnata, diceva: “speriamo che il Signore ci aiuti”. Alla fine, si scopre un passaggio, ma bisogna superare un maneggio di cavalli recintato. E qui Simone (Sambuceto 1) è stato l’eroe dell'avventura. I cavalli erano spaventati dalla nostra presenza e correvano da una parte all'altra del recinto, Simone cercava di spingerli tutti da un lato per dare la possibilità a noi, cinque sei per volta, di proseguire.  Alla fine, passando anche sotto il filo spinato abbiamo oltrepassato il recinto e raggiunto il sentiero. Che impresa! Ora ancora un po' di cammino e finalmente vediamo un piccolo cartello che indica “Barbiana”!

. Ci ritroviamo stanchi sul prato davanti alla casa di Don Milani, con la sua scuola, la chiesa, il pergolato. Il luogo è particolare, raccolto e silenzioso ...ci emozioniamo. Ci lasciamo andare un po' sull'erba fresca ma Nora ci “riprende”, stiamo aspettando Michele Gesualdi (uno dei ragazzi di Don Milani ) che arriva con la figlia e ci osserva ; Azzolino esprime la volontà di tutti di voler rispettare il luogo e...se ci sono delle regole da seguire , Michele all'inizio sembra poco disponibile poi percepisce che il nostro desiderio di conoscere da lui qualcosa in più sulla vita di Don Lorenzo è sincero , così ci apre la casa ,ci fa prendere l'acqua dalla cucina e ci lascia soli per tornare dopo il pranzo .  

Ascoltarlo nel pomeriggio per noi fu il premio più bello di tutta la giornata!

Michele ha saputo mantenere vivo il ricordo di Don Lorenzo proprio come lui avrebbe voluto e ci ha detto: “Hanno costruito su Don Milani un'immagine che non è la sua, gli hanno messo addosso tanti “vestiti”, di educatore, di uomo politico ma lui è stato un prete! Un prete e basta! Un servo di Dio.  La scuola era un mezzo per evangelizzare, Don Lorenzo diceva che i poveri avevano una cultura alternativa che non è mai fiorita perché la pestavano…C'era e doveva trionfare, questa è stata la sua intuizione! Conosceva le due culture e ha abbracciato la seconda, quella dei poveri!”. Tanti i particolari e le esperienze che Michele ci ha raccontato e ci ha anche mostrato, cominciando dal cartello “I CARE “, rubato e rifatto tre volte, da un quadretto dove avevano scritto il Padre Nostro in cinese, dai loro lavori sull'astronomia, dalla costruzione di una macchina fotografica alla costruzione di una piscina dove tutti avevano scavato e lavorato per molto tempo. Sarebbe bello raccontare anche la nascita del mosaico di Santo Scolaro, che si trova in una delle finestre della chiesa, o la storia del ponte “Luciano” ma sarà per un'altra occasione.

Ringraziamo Michele per la sua testimonianza, nella schiettezza e nella semplicità dei suoi ricordi sentiamo in lui la cultura trasmessa da Don Lorenzo.

Dopo averlo salutato, è stato tempo per ognuno di noi di riflettere respirando la spiritualità di quel luogo e di pregare anche nel piccolo cimitero, sulla tomba di questo nostro grande maestro di vita.

Abbiamo cenato con i nostri fornellini al “lume di pila” per non accendere fuochi; abbiamo lavorato un po' sulla nostra tesi, qualche canto di bivacco, poi in tenda. Io e Chiara condividiamo alcuni pensieri, lei è molto riflessiva e calma una perfetta compagna di strada per me che a volte mi lascio prendere troppo dall'entusiasmo.... ma poi si pensa già al giorno dopo e alla prossima notte che passeremo sul treno.


Martedì 05 agosto 

Partiamo da Barbiana nel pomeriggio verso le 16,00 dopo aver cercato di lasciare, da veri scout, quel luogo il più pulito possibile.

La strada è in discesa ed è molto dura e ora siamo sull'asfalto sotto un sole cocente ma c'è una sorpresa; non ricordo come sia nata la proposta, ricordo però con gioia che siamo arrivati in un paese dove c'era una piscina e per qualche grazia del destino tutti abbiamo potuto fare un bagno e una doccia!

Ci voleva proprio, ed ora rigenerati, continuiamo il nostro viaggio, un po' a piedi e un po' con i mezzi pubblici, arriviamo a Firenze!


Stazione Firenze Campo Marte ore 22,30 

Dobbiamo aspettare il treno per Salerno che non arriverà prima dell’una, così si decide di fare una passeggiata notturna per Firenze con relativo gelato. 

Qualcuno rimane vicino agli zaini e Marco ed Eleonora (Nora) (sono marito e moglie) ci portano nella bellissima piazza S. Croce definita “cimitero degli artisti “. Esperienza arricchente dove Marco, architetto, ci ha parlato dei monumenti e varie opere di quel luogo.

Nella chiesa di Santa Croce ci sono la tomba di Galileo, Michelangelo, Marconi, Fermi...e tanti altri che Nora ci ha elencato, monumenti in onore di Dante, il crocifisso del Cimabue e dalla piazza si vede la torre del Bergello con la campana chiamata La Martinella, che suonava per i condannati a morte oppure in casi gravi. Di fianco alla chiesa il bellissimo chiostro del Brunelleschi. (mi riprometto di tornarci con Tonino)


Mercoledì 06 agosto 

Ormai è l'una e siamo tutti sul binario 6 ad attendere il treno per Salerno 

Il marciapiede è già affollato da altre comunità di formazione, incontriamo anche alcuni scout di Asola tra cui Raffaele, molto arrabbiato, che si lamenta per la Route troppo faticosa e sfiancante dice: Non si può lavorare sulla tesi dopo 6/7 ore di cammino per niente agevole! 

Anche per noi è stato faticoso ma siamo stati bene assieme facendo anche un buon lavoro sulla tesi grazie anche ad Azzolino e Nora, nostri capigruppo, ed alla fine tutto è stato gratificante!

Torniamo col racconto al nostro binario 6 c'è dell'incredibile!

Ogni tanto la voce dagli altoparlanti annuncia il treno in ritardo, prima 25 poi 35 minuti poi improvvisamente lo annuncia in partenza mentre non è nemmeno arrivato! Si ride per un bel po' perché questo è successo per almeno tre volte fino al punto di credere a treni invisibili!

Poi finalmente alle 2,15 arriva il nostro treno già carico di scout distribuiti nelle carrozze, un corri corri generale ma comunque il posto a sedere c'è per tutti anche se ci dividiamo un po'! 

La notte...dico solo è passata! Non si può dire che si sia dormito ma la chitarra è stata di grande conforto. Arriviamo a Salerno con un'ora e mezza di ritardo ma l'accoglienza è davvero carina: è pronto per noi un treno vuoto per Serino e ci viene offerta dagli organizzatori una bella colazione con succhi di frutta crostatine, pastine salate e acqua minerale fresca! E finalmente a Serino arriviamo verso le 11,30 dove ci attende l'autobus per Piani di Verteglia la nostra meta. 


Siamo ormai tranquilli sull'autobus mentre dentro noi cresce la curiosità e l'entusiasmo per ciò che vivremo. Pensare di trovarci in circa diecimila capi scout è qualcosa di davvero grande!

Colpisce il colore rosso del terreno e mentre cominciano ad apparire i primi accampamenti ci fermiamo; dobbiamo scendere e raggiungere il nostro sottocampo “Sinuessa” dove già troviamo altri igloo ai quali ci uniamo.

Nel pomeriggio ci attende la Cerimonia d'apertura con l'alzabandiera e l'intervento di personalità politiche e religiose assieme al nostro presidente Edo Patriarca. Sono intervenuti il presidente della camera e il presidente del consiglio Prodi con la presenza del cardinal Sodano).  La sera grande festa con canti e danze!


 Giovedì 07 agosto

Qui è davvero nata una città di tende e tra le varie costruzioni e grandi tendoni per le attività, non manca nulla: la mensa per i nostri pasti, i bagni, le docce e perfino diversi punti telefonici per poter chiamare casa. Tra i sottocampi poi girano vari furgoni per le varie necessità e succedono anche degli imprevisti, come quello capitato a Giulio che, tornando dalla doccia in costume, è stato sorpassato da un furgone un po' veloce che lo ha ricoperto della polvere rossa del terreno… così si è presentato a noi come l'uomo double-face: metà era bianco e metà rosso! Che ridere ...ma l'ha presa bene anche lui!

Non c'è molto tempo per scrivere, è importante vivere al massimo questa esperienza e partecipare a più incontri e laboratori possibili. Azzolino ci consiglia infatti di dividerci nei vari stand per tornare a casa dai nostri ragazzi arricchiti in tutti i sensi.

L’entusiasmo, la fraternità e il desiderio di mettersi in gioco e di imparare, ravvivano le nostre menti e i nostri cuori mentre tra un annuncio e l'altro dagli altoparlanti arriva la canzone della Route “Strade e pensieri per domani “…e ogni tanto ci lasciamo tutti coinvolgere dal canto!

Tra i vari incontri chiamati “fuochi incrociati” a cui ho partecipato, merita un ricordo particolare quello con Enzo Bianchi priore della comunità di Bose che ci ha parlato della Chiesa e Società post-cristiana. Tra le tante cose che ci ha trasmesso lascio questo messaggio: “l'unica cosa che noi possiamo dare è il senso del senso, la speranza della resurrezione e che anche il male sarà vinto …non la morale! Gli uomini oggi chiedono come sperare non come vivere!” 

Per i nostri ragazzi il consiglio che ci ha dato è quello di insegnare loro a Pensare. Siamo in un momento ci ha detto che c'è un “attentato” al pensare…e che preferisce un ragazzo che pensa ad uno che prega! Prima bisogna imparare a pensare perché, se uno non sa pensare non sa pregare! L'augurio che ci ha lasciato e da trasmettere: “Fate della vostra vita un capolavoro in mezzo agli altri”.


Venerdì 08 agosto  

Mattina ricca di incontri e attività varie con laboratori per tutte le branche e nel pomeriggio ci si prepara per la S. Messa che è stata una vera immensa festa! Dai vari sottocampi ci siamo spostati per raggiungere un grande spazio diviso con un certo ordine per accoglierci.

Dall'alto potevamo sembrare un fiume di camicie azzurre che avanzava e si univa fino a formare un mare: un vero arcobaleno di anime!

Uno spettacolo per gli occhi ma anche per le orecchie quando venivano intonati i canti della Messa. Abbiamo pregato, cantato e condiviso la nostra fraternità, ringraziando il Signore per questa esperienza che per tutti noi è stata davvero un dono!


Sabato 09 agosto 

Il giorno del ritorno a casa. La promessa di rivederci con gli amici /fratelli scout con i quali abbiamo condiviso tutta la Route è la cosa che ci aiuta a superare quella tristezza in fondo al cuore che inevitabilmente assale quando si condividono momenti di vita così intensi e ci si deve salutare. Ma è giusto così ...ci ritroveremo sicuramente! Un abbraccio grande a tutti!  


Diario di Ape Serena, Silvana


La rinascita del Gruppo Scout Poggio Rusco 1 e del Gonzaga 1

Ostiglia da sempre ha contribuito con il mandato della Zona di Mantova a sviluppare e diffondere il movimento scout. Esempi di tale volontà e determinazione sono stati negli anni, già a partire dagli anni Settanta, i contributi che il Gruppo Ostiglia 1 e alcuni membri storici dello scautismo ostigliese hanno dato alla fondazione di altri Gruppi Scout nella Provincia e non solo.

Pioniere di questa politica della diffusione fu sicuramente Claudio Solera, capo storico dell’Ostiglia 1 che tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta si impegnò personalmente per avviare una prima esperienza di Gruppo Scout a Poggio Rusco e poi successivamente a San Benedetto PO.

A queste prime prove di copartecipazione alla costruzione e diffusione dello scautismo nella provincia si aggiungono negli anni l’aiuto dato al gruppo del Melara (RO) e soprattutto a due grandi esperienze che vale la pena approfondire: la rinascita del Gruppo scout Poggio Rusco 1 a fine anni Novanta e la nascita del primo gruppo scout a Gonzaga.

L’esperienza di rinascita del Gruppo Scout Poggio Rusco 1 si deve all’impegno che Azzolino Ronconi mise nel guidare un gruppo di allora genitori alla rifondazione e formazione dello storico gruppo.

Il contributo però non arrivò solo dal singolo questa volta, ma da buona parte della Co.Ca che fu impegnata nel condividere con i nuovi membri della neonata Co.Ca del Poggio Rusco 1 l’avvio di un’esperienza di scautismo forte che ancora ad oggi risulta elemento strutturale della comunità cattolica poggese.

Il legame che si creò in questo frangente con Poggio Rusco non fu solo di supporto alla creazione del Gruppo, ma permise negli anni futuri, pur senza qualche difficoltà, di garantire la sopravvivenza e la continuità non solo del Gruppo scout di Poggio Rusco ma anche dello stesso Ostiglia 1.

Un legame che nel corso dell’ultimo biennio ha maturato una vitalità e una coesione importante su cui riteniamo di poter costruire e definire con serenità e speranza le basi del nostro futuro.


Anche l’esperienza di Gonzaga si delineò con le medesime caratteristiche. Vi era la volontà nella comunità cattolica, in particolare in alcuni genitori di dare un segno e di costruire qualche cosa che potesse essere elemento di formazione e incubatore di crescita e sviluppo di valori per i ragazzi del paese.

La conoscenza del metodo scout spinse queste persone a richiedere il supporto di qualche conoscenza e questo portò in seguito all’affiancamento della Co.Ca di Ostiglia alla neo Co.Ca di Gonzaga. Il Gruppo venne supportato e guidato nella sua costituzione e avviamento tra il 2000 e il 2003 con la creazione della Branca Lupetti ed in particolare con la Branca EG in cui Tonino Zapparoli e Silvana Lonardi diedero un importante e decisivo contributo, partecipando anche ai campi estivi del reparto di Gonzaga del 2002 e 2003.


Lettera di un Capo del Gonzaga 1 alla comunità scout Ostigliese – “un grazie infinito agli amici di Ostiglia”

La parrocchia di Gonzaga è da sempre una realtà con molti giovani, una parrocchia ricca di iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi. Ma, a volte, nella storia, qualcosa non è sempre andato per il verso giusto…. correva l’anno 1997……

L’ultimo curato affiancato al parroco era stato trasferito alcuni anni prima e non era stato sostituito da nessuno. I campi estivi in montagna con i gruppi di adolescenti che erano da sempre stati organizzati in parrocchia rimanevano un sogno. Le difficoltà nell’educazione dei giovani erano chiaramente palpabili. Rimaneva la proposta del catechismo ma comunque non facile.

Come genitori di figli della scuola primaria ci siamo a lungo interrogati su che cosa fare per le nuove generazioni. Quale proposta aggregativa forte potevamo dare alla nostra comunità parrocchiale?

Parlando con un amico più giovane di noi, scopro che stava lavorando alla sua tesi di laurea su Baden Powell e lo scautismo!!! È stata come una scintilla, un fiammifero acceso nel buio, nel vuoto. Perché non organizzare come genitori un campetto con l’aiuto di questo amico più giovane che aveva approfondito la figura di questo grande educatore? 

Era l’estate del 1997, 17 bambini di 7 anni partono per il loro primo campo. L’anno dopo, 1998, i bambini che avevano partecipato al campo estivo erano raddoppiati. Il campo estivo del 1999 ha visto aumentare ancora la richiesta di partecipazione da parte di altre famiglie. A quel punto dovevamo decidere di creare qualcosa di più strutturale e continuativo che desse una forte proposta educativa. Abbiamo invitato perciò, un vecchio amico della Co.Ca di Ostiglia, Azzolino Ronconi, a parlare ad un folto gruppo di genitori di cosa significasse fondare un gruppo scout.

Sapevamo le difficoltà che ci aspettavano, ma era difficile frenare un fiume in piena, tanta era la motivazione che ci spingeva.

La Comunità Capi di Ostiglia, insieme alla responsabile scout della zona Mantova, ci hanno guidato a compiere i primi passi nella formazione. 

Nell’anno 2000 diversi capi e ragazzi in età di clan sono stati censiti nel gruppo Ostiglia 1. 

L’anno 2000 – 2001 vede la nascita del primo gruppo di lupetti a Gonzaga.

La Co.Ca. di Ostiglia mi ha accolto a braccia aperte per un periodo di formazione nei propri incontri.

Le prime promesse dei capi di Gonzaga sono avvenute il 20 dicembre 2000 presso la chiesa parrocchiale alla presenza della responsabile di zona Mantova e della capogruppo di Ostiglia 1. 

L’anno successivo, 2001, è nata ufficialmente la comunità capi del Gonzaga 1. 


La Comunità Capi di Ostiglia ha continuato a seguirci, supportandoci specialmente nella nascita del reparto, branca EG. Tonino Zapparoli e Silvana Lonardi ci hanno accompagnato nel percorso iniziale, partecipando anche ai campi estivi EG del Gonzaga 1 a Vermiglio nel 2002 e in Val San Valentino nel 2003.


La Comunità Capi del Gonzaga 1 è profondamente riconoscente alla Co.Ca dell’Ostiglia 1 per il supporto costante e competente. Nonostante i mille impegni di ciascuno, ci hanno seguiti, aiutati, incoraggiati nel nostro cammino. Ci hanno aiutato a “fare da soli” secondo il motto caro a Baden Powell. Grazie alla loro esperienza e alla loro sapiente guida possiamo dirvi, con soddisfazione che oggi il gruppo scout di Gonzaga conta un centinaio di ragazzi da 8 a 21 anni e una quindicina di capi scout. Se è nata una realtà scout nuova a Gonzaga è sicuramente anche merito dei capi di Ostiglia di allora, che hanno guardato lontano, e non hanno pesato l’impegno e il tempo da dedicare al nuovo gruppo.

GRAZIE

Gabriele Moretti (Picchio Sognatore) del Gonzaga 1 – 10 marzo 2024


Le Vacanze di Branco a Berceto con i bimbi di Palermo (1998) 

L’amicizia con Palermo ebbe nel 1994 solo il prologo di un rapporto molto forte che si sviluppò ben presto su diverse tematiche. La lotta alla mafia e alla conoscenza di cosa significhi legalità del territorio. La diffusione delle riflessioni e delle tematiche correlate alla lotta alla criminalità organizzata non solo nei territori considerati luogo tradizionale ma anche nei nostri paesi di provincia sono alcuni esempi.

Non solo riflessioni ma anche atti concreti di solidarietà ed accoglienza come avvenne per alcune estati alla fine degli anni Novanta in cui la comunità parrocchiale ostigliese ospitò per circa due settimane alcuni ragazzi dei quartieri disagiati di Palermo. In queste settimane, i bambini ebbero anche la possibilità di vivere l’esperienza scout nella Branca LC partecipando alle Vacanze di Branco, tra cui quella del 1998 a Berceto (PR).

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