Il fermento degli anni 80’ (1980-1989)
La prima Co.Ca dell’Ostiglia 1
La Co.Ca., la comunità capi, rappresenta la Branca in cui i membri, raggiunta la loro maturità, scelgono di essere educatori e capi.
La nascita della Co.Ca determina la fine dell’individualismo del capo e del branchismo tipico del movimento scout fino ad allora. Il tema pedagogico fondamentale che spinse alla nascita della Co.Ca fu che l’isolazionismo del capo rischiava per molti di far perdere al ragazzo la continuità di metodo e di progetto tra una branca e l’altra. Sorse pertanto, l’esigenza e l’impegno di pensare e redigere il proprio progetto educativo sulla base del Patto Associativo Agesci e delle realtà sociali e territoriali che la Co.Ca viveva alfine di garantire una continuità educativa sui ragazzi dagli 8 ai 21 anni.
A seguito del Route Nazionale Capi di Bedonia si forma ad Ostiglia come in tutti i Gruppi AGESCI la Comunità Capi. La prima riunione della Co.Ca è datata 24 settembre 1979 e sono presenti:
Carlo Dal Porto, Luca Bonzanini, Leonardo Verri, Massimo Canossa, Ruggero Turola (Peter), Gabriele Pozzetti, Giovanna Fabiani, Mariangela Pinotti, Teresa Bassi e Sergio Morandi.
L’Assistente Ecclesiastico ancora per pochi mesi, lasciando comunque una grandissima eredità organizzativa e spirituale era Don Antonio.
Il capo è un agevolatore di tutte le potenzialità che il ragazzo ha dentro e diventa una figura di passaggio per garantire allo stesso scout un sostegno come il resto della comunità capi nel suo cammino.
In quel frangente si discusse su diversi aspetti della figura adulta all’interno degli scout: come conciliare la vita famigliare allo scautismo, come considerare la coppia nella comunità e i figli.
La Co.ca diventa l’espressione e guida dei cambiamenti attraverso il progetto educativo.
Lo scautismo, quindi, risulta sempre più stimolo a fare delle scelte, ad interessarsi e immergersi nei cambiamenti sociali a volte anche anticipandoli o comunque sentendoli addosso.
La costituzione della Co.Ca, oltre a permettere e garantire collegialità, ha permesso di unire e condividere valori, sentimenti e passioni, facendo sì che lo scautismo fosse strumento e mezzo per realizzare e concretizzare ciò che ognuno può avere dentro di più bello.
Lo scautismo pertanto è fonte di espressione, amplificazione dei valori e della bellezza del singolo, tramite la comunità.
Nel 1982 arriva come sacerdote della parrocchia di Ostiglia, Don Bruno Ghiroldi, il quale sarà per oltre 35 anni il parroco della comunità ostigliese. Don Bruno viene da subito coinvolto in Comunità Capi e sarà per tantissimi anni il Baloo della Branca Lupetti, nonché l’assistente ecclesiastico del Gruppo. In seguito, con l’arrivo di Don Paolo Azzini anch’esso prenderà parte alle attività del Gruppo Scout in particolare nella Branca EG.
Altre figure della Comunità Capi che entrarono nei primi anni Ottanta per poi sviluppare lo scautismo ostigliese per tantissimi anni furono: Azzolino Ronconi (1982) e Clara Bottenghi (1985), Giulio Rodighieri (1984) e Tonino Zapparoli e Silvana Lonardi (1988).
I movimenti per la Pace e la solidarietà Ostigliese (1980-1984 e oltre…)
Nei primi anni Ottanta i membri del Gruppo scout Ostiglia 1 sono coinvolti in iniziative e attività che esprimono quanto vi sia, nella società civile ostigliese nonché nella comunità cattolica del paese, una spinta ed una volontà ad essere parte impegnata e attiva nelle grandi tematiche sociali, politiche ed economiche che il paese e il mondo attraversava e affrontava.
Uno degli eventi che durante gli anni Ottanta hanno caratterizzato tale vicinanza della comunità ostigliese alle tematiche della pace, del mondialismo e della solidarietà furono le annuali Giornate della Pace che coinvolsero e videro partecipare personaggi illustri, rappresentanti di varie comunità, di movimenti di rivendicazione sociale e politica internazionale. Le giornate erano organizzate oltre che da membri della parrocchia ostigliese, tra cui anche scout, anche da altre associazioni laiche.
Don Roberto Guernieri, sacerdote ostigliese che visse il suo percorso pastorale a Roma e fu cappellano di Rebibbia, nonché sacerdote degli “ultimi” grazie al suo impegno nelle aree urbane e negli ambiti sociali maggiormente degradati e bisognosi, fu uno dei membri più attivi dell’organizzazione. Grazie a lui, la comunità ostigliese ebbe l’onore di conoscere ed avvicinarsi alla realtà della comunità di Taizé. Ci fu la conoscenza di Don Ciotti dell’associazione Libera e del Magistrato Giancarlo Caselli.
Una delle figure più illustri e significative che la comunità cattolica ostigliese conobbe in quegli anni, creando un rapporto di amicizia che durò per tutta la sua vita fu l’incontro con Mons. Giovanni Catti, pedagogista, scrittore nonché scout. Mons. Catti fu il Baloo d’Italia, assistente ecclesiastico della Branca LC a livello nazionale dal 1957. Don Catti fu testimone e costruttore di relazioni di pace. Una vita dedicata al dialogo interreligioso, ai temi della pace e della nonviolenza e all’impegno diretto con i giovani.
Le giornate della Pace si collocano in un’epoca in cui comunque già a partire dagli anni Settanta Ostiglia e diversi membri laici della parrocchia sono legati alle attività del MIP (Movimento di Iniziativa della Pace). Vi sono diverse iniziative promosse anche grazie ai contatti con il MLAL (Movimento Laici America Latina) tra cui in particolare il progetto “Mi dai una penna?” del 1984 con cui la comunità ostigliese appoggiò e contribuì in maniera sostanziale a raccogliere materiale scolastico per progetti di scolarizzazione e alfabetizzazione di un paese dell’America Centrale martoriato dalla povertà e dalla dittatura militare quale il Nicaragua.
Un altro progetto che vede diversi membri scout attivi e partecipi fu la missione e il rapporto di amicizia che da allora si instaurò con il territorio del Benin, paese dell’Africa Occidentale, fortemente cattolico e estremamente povero e bisognoso di aiuti. Nel corso degli anni Ostiglia visse diversi momenti di vicinanza con il paese africano. Anche negli anni duemila vi furono diverse attività di sostegno alla comunità africana con mercatini e campagne di raccolta fondi.
La cultura della solidarietà internazionale, dell’integrazione culturale e sociale sono le basi che porteranno poi ad alcune iniziative di approccio alle prime comunità musulmane che cominciano ad essere presenti nel territorio ostigliese fino alla nascita di Namaste nel 1998.
Namaste è un’organizzazione di volontariato composto anche da scout ed ex scout, che offre un servizio di solidarietà e accoglienza a tutte le persone bisognose del territorio.
Si evidenziano inoltre, sempre con la partecipazione di membri degli scout, le attività di solidarietà per l’Irpinia durante il terremoto del 1980 in cui il Comune organizzò un centro di raccolta di viveri ed indumenti in Piazza Cornelio ed inoltre si organizzarono gruppi di volontari che partirono per il territorio campano martoriato dal tremendo evento sismico.
La rinascita del Branco Lupetti (1984)
Alla fine del 1983 la Comunità Capi dell’Ostiglia 1 s’interrogò se non fosse il momento di avere un gruppo scout ’completo’. Mancava infatti la branca L/C (fascia di età dagli 8 agli 11 anni) e in quel momento il numero di Capi scout permetteva di allargare l’Ostiglia 1.
Il percorso di confronto interno alla Co.Ca. portò alla decisione di aprire questa nuova branca e alla scelta della proposta educativa da offrire, ossia un’unità mista con l’ambiente fantastico Giungla (che attingeva dal ‘Libro della Giungla’ di Kipling). I personaggi che compaiono ne ‘Il libro della giungla’, e più precisamente quelli appartenenti alle "Storie di Mowgli", vengono usati nel branco come esempi positivi e negativi per i lupetti. Attraverso di essi vengono incarnati qualità positive o difetti, nella cosiddetta "morale per tipi". Per esempio, Akela è il lupo capo branco e rappresenta la forza e l'astuzia; Bagheera la pantera nera, nome giungla che viene in genere assegnato alla capo branco, è astuta, audace e forte, ma nello stesso tempo dolce e cortese; Baloo è l'orso bruno, maestro della legge, guida saggia e sincera, è il nome dato all'assistente ecclesiastico nelle associazioni di fede cattolica.
Il gruppo scout Ostiglia 1 avrebbe avuto quindi il primo branco di Lupetti e Lupette.
Nel periodo natalizio dell’83 fu presentato e lanciato questo progetto alla comunità ostigliese e venne fatto con un’attività scout, molto particolare, che coinvolse tutto il gruppo e soprattutto aperto ai bambini delle scuole elementari. In perfetto stile scout, venne “legata” Piazza Cornelio con tantissime corde e nodi, con un racconto di fondo che si snodava sulle note del concerto di Colonia di K. Jarrett.
La Co.Ca. scelse poi i Capi che avrebbero iniziato questo percorso, Carlo Dalporto (Akela) e Maria Angela Pinotti (Bagheera), affiancati dall’Assistente ecclesiastico, il Parroco di Ostiglia, don Bruno Ghiroldi (Baloo).
Continuando nel ricordo storico, nell’estate 1984 Maria Angela partecipò al campo di formazione L/C 2° tempo, nella base scout nazionale di Colico (Lecco).
A settembre si aprirono le iscrizioni e si formarono le prime sestiglie miste (Fulvi, Bianchi, Grigi, Neri, Pezzati). Ad ottobre, all’apertura dell’anno scout 1984/85, nel grande cerchio vennero presentati al gruppo i lupetti e le lupette.
Iniziarono le attività settimanali che si svolgevano inizialmente in parrocchia.
Nella primavera ’85 il Branco partecipò alla Festa di Primavera provinciale e nell’ultima settimana di giugno si tennero le prime Vacanze di Branco (VdB) ad Albarè di Costermano (VR), dove parteciparono come aiuti campo Azzolino Ronconi (ricopriva la figura di Hathi, l’elefante signore della giungla, guardiano della pace, giudice inflessibile, con grande senso di calma, sicurezza) e Clara Bottenghi Ronconi (Mamma Raska, la mamma lupa che è l'esempio dell'aiuto al prossimo e le sue qualità sono passione, tenacia e spirito di fratellanza).
Nel 1986 le Vacanze di Branco si svolsero a Montecolognola, una frazione del comune di Magione (PG), in cima ad un colle che domina la sponda settentrionale del Lago Trasimeno.
Nel 1987 il Branco tornò nuovamente ad Albarè e nel 1988 e 1989 i lupetti si divertirono alle VdB al Rifugio La Madonnina (allora gestito dalla famiglia Perazzoli) a Doss del Bue, ai piedi del Gruppo Montuoso della Vigolana, nel comune di Vattaro (TN).
I campi invernali si svolgevano nella struttura parrocchiale di Colle Isarco (BZ).
Dal 1986 i Lupetti dell’Ostiglia 1 iniziano a fare attività all’aperto nel grande prato della casa di Maria Bassi, in via Serraglio Rocca, che divenne da allora la Tana del branco.
Dopo la ristrutturazione totale (iniziata nell’estate del 1988), anche la casa divenne luogo di attività e riunioni. I muri della sala al piano terra, che ospita un grande camino, vennero dipinti, con i personaggi del Libro della Giungla, da due ragazze scout Sara Ronconi e Laura Bagnoli.
L’esperienza della Branca Lupetti ad Ostiglia fu esempio e incubatore di importanti esperienze educative, di aperture alle diversità e a realtà infantili complesse. La disponibilità a garantire un servizio educativo e ricreativo anche per i bambini con disabilità, l’aiuto e la solidarietà alle famiglie anche con impossibilità a provvedere all’acquisto degli indumenti dell’uniforme sono solo alcuni esempi di quanto fosse forte la volontà di avere anche nella fascia di età più giovane l’espressione di un gruppo scout vicino alla società e alle esigenze delle famiglie del territorio.
Maria Bassi
Ma chi era Maria Bassi e perché la sua casa è diventata la TANA dei lupetti?
Maria Luigia Bassi, nacque ad Ostiglia il 15 febbraio 1907. A poco più di 40 anni si trasferì da Revere ad Ostiglia, nella piccola umile casa a due piani con cortiletto e un po' di terra, lasciatale in eredità da una zia, in via Serraglio Rocca. Maria non era sposata e viveva sola. Alcuni vicini di via Serraglio Rocca e di Via Verrara, spesso la ospitavano in casa per farla stare in compagnia; tutti le volevano molto bene e cercavano in qualche modo di porre sollievo alla sua solitudine, che specie nei mesi invernali era molto più avvertita.
Nel 1972/73 viene avvicinata da don Alberto Bonizzi, curato ad Ostiglia, che aveva coinvolto dei giovani della Parrocchia per aiutarla nel sistemare meglio la sua casa. Fu fatta la pavimentazione del piano terreno e ricavato uno stanzino per il gabinetto, il lavandino e la doccia.
Negli anni successivi don Antonio Mattioli, anch’egli curato ad Ostiglia e assistente ecclesiastico del gruppo scout, propose a Maria di far coltivare il suo orto ai ragazzi scout del Noviziato, che dal 1974 aiutavano alcune persone sole del paese che avevano bisogno. Maria accettò molto volentieri e fu così che gli scout più grandi iniziarono a svolgere alcuni servizi per Maria: rompere la legna per la stufa, farle la spesa, pulire la casa e stare un po' in compagnia con lei che era sempre sola. Nacque una grande ed affettuosa amicizia che legò sempre di più gli scout a Maria e viceversa.
Dal 1976 il noviziato iniziò a coltivare ad orto il pezzo di terra adiacente alla casa. Maria era felice perché vedeva la passione che i ragazzi ci mettevano e perché aveva la compagnia ogni pomeriggio. L’orto di Maria diventa così luogo di ritrovo e d’incontro. Tanti erano i ragazzi che passavano e si fermavano per fare due chiacchiere e bere il solito caffè e Maria, con umiltà, semplicità e allegria li accoglieva in piena gioia. Nessuna poi se ne andava senza averla abbracciata, cosa che lei gradiva molto e qualche volta aggiungeva un bacio sulle guance.
La sua felicità era garantita dall’avere a casa propria tanti giovani: non aveva bisogno di partecipare ai discorsi o alle discussioni, per lei era sufficiente godere della loro presenza.
Il 29 settembre 1982 Maria venne colpita da un ictus cerebrale e il 5 agosto 1988 moriva dopo essere stata per circa 6 anni alla Casa di Riposo ‘Canossa’ a Serravalle Po, sempre seguita e visitata da alcuni capi scout che erano rimasti a Lei vicina.
La sua casa però non venne abbandonata. Anzi……
Quasi come una leggenda nasce la Tana dei Lupetti (1985)
Maria Luigia Bassi si fidava delle persone ed era sempre felice di fare nuove conoscenze.
Chiunque visitasse la sua casa era accolto da questo invito: “Putlet gni dentar caf faghi un cafè. Vulif an cafè of faghi an carcadè?” (“Ragazzi venite dentro che vi faccio un caffè. Volete un caffè o vi faccio un carcadè?”).
Nell'amicizia con gli Scout trovò, con la semplicità e povertà di vita, l'unico e vero motivo per trascorrere i suoi ultimi anni, tanto da scegliere di lasciare a loro (dopo la sua morte) tutto ciò che possedeva. Così la casa di Maria Luigia Bassi non venne abbandonata ma continuò e continua a tutt’oggi ad essere vissuta da tanti ragazzi scout.
Dopo la morte di Maria, un gruppetto di persone, capi e genitori dei ragazzi, si fece promotore dei lavori di ristrutturazione. Una parte di manovalanza fu svolta da volontari e la parte più strutturale venne eseguita da una ditta locale di costruzioni.
Il vasto terreno adiacente e il vecchio orto vennero trasformati e spianati in un grande prato verde, per le attività dei ragazzi.
Dal 1985 divenne la TANA dei LUPETTI.
A distanza di tanti anni, questa "leggenda" è una realtà così forte, che nel cuore di ciascuno di noi il ricordo di Maria resterà …per sempre. Proprio come era il suo desiderio quando spesso diceva: "Io non ho niente da darvi, ma vi lascio tutto…non voglio essere dimenticata…la mia casa e la mia terra per le quali i miei genitori hanno tanto lavorato, non voglio vadano perdute".