Il dopoguerra e il boom economico (1944-1967)
L’Italia e la ricostruzione
A seguito della fine del conflitto mondiale che in Italia avvenne il 25 aprile del 1945, il territorio della penisola era in larga parte distrutto. Ostiglia a causa della sua vicinanza al ponte ferroviario sul Po fu fortemente colpita dai bombardamenti.
In tutta la penisola si procedette alla ricostruzione e allo sviluppo delle infrastrutture e dei poli industriali che serviranno nei decenni successivi a definire la struttura economica e sociale del paese.
La rinascita del movimento scout cattolico
Il 1944 rappresenta un anno fondamentale. I gruppi scout ricominciano ad operare non più in clandestinità. In questo contesto di rinascita nelle catacombe romane, ancora in una fase di assedio e terrore, nasce l’AGI (Associazione Guide Italiane) il primo movimento giovanile italiano di ragazze e donne scout, ad opera di alcune giovani e di qualche assistente.
Inizialmente gli scout cattolici dovettero lottare per garantire la loro sopravvivenza poiché all’interno del mondo ecclesiastico si prospettava una gestione unitaria dei movimenti giovanili cattolici tramite un’unica associazione quale Azione Cattolica. Oltre a questo, la volontà degli Alleati era di finanziare e supportare movimenti giovanili che formassero le nuove generazioni alla democrazia.
In realtà gli scout anche se in pochi e sparuti gruppi in tutta la penisola non erano mai morti e pertanto tutte le iniziative per trasformare la loro identità non riuscirono nel loro intento. La forte identità dell’ASCI e i principi e i valori su cui si fondava convinsero gli Alleati a sostenere la sua diffusione e la possibilità di riallacciare rapporti con gli altri gruppi scout internazionali.
Sia l’AGI che l’ASCI nel dopoguerra conobbero una fase di rapida crescita, in un clima di leale collaborazione ed interazione con la Chiesa.
L’ASCI nel 1946 conta già 22.000 iscritti, però poi, negli anni successivi, non vi è una crescita numerica ma una lunga fase di stasi che dura quasi 15 anni. Anzi, gli iscritti diminuiscono e, negli anni 1952 e 1953, l’ASCI tocca il minimo con 18.000 iscritti. L’impegno di tanti capi, che nei primi anni della ripresa avevano fondato nuove Unità, si andava esaurendo. Lavoro, famiglia e altri impegni li assorbono e quindi sono costretti a lasciare il loro incarico, ma non tutti hanno formato una nuova generazione di Capi in grado di sostituirli. Ed ecco quindi la dolorosa chiusura di numerose Unità e Gruppi e la conseguente diminuzione numerica.
Nella seconda metà degli anni ’50, lo scautismo riprese vita: in ogni città si rispolverarono le vecchie uniformi, molti gruppi scout ricominciarono a fare uscite e campi, ma soprattutto nacquero una miriade di nuovi gruppi. Tutte le diverse associazioni conobbero una ripresa costante.
L’associazione inizierà allora una crescita molto vivace, arrivando dai 26.000 del 1960 ai 62.000 del 1974.
L’A.G.I. progredisce numericamente molto lentamente e conosce anche delle battute di arresto. Nel 1947 le iscritte sono 2.600. Nel 1956 sono raddoppiate e sono 5.000. Lo sviluppo inizia deciso solo negli anni ’60 per arrivare, con una crescita molto rapida, alle 20.000 iscritte nel 1974.
Il Riparto di Ostiglia riparte dal 1953
Dopo i primi passi degli anni Venti, anche a Ostiglia riuscì a rinascere nel turbolento dopoguerra.
La ricostruzione fu difficile e avvenne, come accadde in molte località di provincia, con l’appoggio ad un gruppo di città, ma comunque frutto di una precisa volontà di rinascita, di qualcosa che dentro non può morire.
Ostiglia ebbe agli inizi degli anni ’50 il maggior incremento demografico della sua storia moderna dovuto principalmente alla sua posizione geografica che la rendeva un importante crocevia per le merci e di conseguenza per lo sviluppo del commercio tra aree e regioni diverse.
Il Dopoguerra e la ricostruzione economica e sociale del paese, spinge le popolazioni ad avvicinarsi ai centri urbani alla ricerca di lavori che gli permettessero uno stile di vita più moderno e lontano dalle corti di campagna che fino ad allora erano state nei territori della provincia i veri agglomerati sociali ma che già negli anni ’50 erano segno di miseria, povertà, arretratezza economica e culturale.
Il decremento demografico ostigliese avvenne comunque già durante il decennio a causa sia della grande piena del Po del 1951 che spinse la popolazione ad abbandonare il territorio sia per effetto dello sviluppo industriale che portò le persone in età da lavoro e le loro famiglie dalle zone rurali quali la bassa mantovana alle grandi aree industriali del nord della Lombardia (Milano, Como, Varese).
Comunque, sotto l’ala di Don Romano Tosetti si sviluppa il primo Riparto di Ostiglia del dopoguerra. Il fazzolettone è blu con la banda gialla.
Tra i suoi membri ci sono Carlo Merchiori, Dal Zoppo, Pippo Zanchi, Giammarchi, Valesquez Santian. Altri ancora come: Cracolici, Luppi Gardesani e Maccari.
I ricordi di allora sono rappresentati da alcune foto, tra cui la Celebrazione della Festa di Cristo Re da parte del Vescovo ausiliario Mons. Antonio Poma che allora coadiuvava il Vescovo Domenico Menna almeno fino al 1954, anno in cui Mons. Poma divenne Vescovo.
Ancora nel 1954 possiamo individuare tra i membri, oltre a quelli nominati precedentemente: Beppe Spelta, Sampietri, Adriano Martini, Tasselli.
Ostiglia è un paese di campagna in riva al Po ed in cui molti giovani, raggiunta una certa età, devono emigrare verso Milano ed il nord della Lombardia dove si concentra il grande sviluppo industriale italiano.
I ragazzi che frequentano gli scout non sono tanti anche perché molti coetanei in realtà sono chiamati dalle esigenze famigliari a lavorare. I giovani adolescenti che potevano permettersi di non lavorare e di conseguenza di avere del tempo da dedicare ad attività ricreative erano pochi. Per tanti di loro, inoltre, si rese necessario emigrare e questo sicuramente rese complicato in questi anni la costituzione di un’organizzazione associativa strutturata e diffusa.
In particolare, le attività erano per lo più concentrate sul gioco e l’avventura con escursioni nelle golene o le prime attività sulle vicine montagne veronesi come sulle Alpi altoatesine. Una delle imprese più ricordate e tramandate fu la discesa del Po in zattera fino alle porte di Mestre (VE) nel 1956.
Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, il numero dei partecipanti al Riparto ostigliese non è mai elevato. La presenza di capi laici comincia ad avviarsi negli anni ’60 e il Riparto svolge le sue attività di campo estivo in collaborazione con Gruppi mantovani maggiormente numerosi e organizzati quali il Mantova 1 e il Mantova 7.
Si ricordano in questo periodo giovani capi quali Silvano Bassi, Sandro Scarduelli e Dante Spelta (professore e pittore nonché creatore dell’attuale Fiamma di Reparto dell’Ostiglia 1 tramandata da allora). Il parroco di allora che segue i ragazzi è Don Renato Beduschi famoso per la sua moto Guzzi.
I ragazzi non sono organizzati per squadriglia ed ognuno di loro detiene un alpenstok. In questi anni entrano a far parte del mondo scout personaggi che poi si rileveranno fondamentali per garantire lo sviluppo del Gruppo scout: Franco Panazza (1956) che rimarrà a lungo unico capo scout e in seguito Gabriele Poletti e Claudio Solera.
Alla fine degli anni ’50, appunto il capo scout Franco Panazza introduce il fazzolettone del Reparto di colore rosso con banda gialla che rimarranno fino ad oggi i colori dell’Ostiglia 1.
I momenti più forti sono appunto i campi estivi, che si organizzavano in media con 3-4 squadriglie dell’Ostiglia 1°. Meta preferenziale era la montagna: Adamello, Brenta e Stelvio con la sua severità e imponendo con il suo silenzio un diverso stile di vita.
Riflessioni di Franco Panazza – capo scout storico dell’Ostiglia 1
Era il lontano 1957, dopo aver trascorso 3 anni scolastici in collegio, frequentavo la prima avviamento ad Ostiglia.
Un giorno, il mio compagno di banco, Mario De Lama, mi propose di visitare la sede Scout.
Arrivato il gran giorno, salimmo nella soffitta della canonica per messo di una scala fatta tramite ramponi di ferro infissi nel muro.
Io che a quel tempo avevo già letto i classici libri per ragazzi: il Libro della giungla, i ragazzi della Via Pal, I pirati della Malesia, L’isola del tesoro e molti altri… già mentre salivo quei ramponi nel muro venivo rapito. In seguito, entrando nella sede, e vedendo le pareti addobbate, il dipinto di Baden Powel a tutta parete (opera del pittore Dante Spelta) e sentendo il mondo di avventure che si potevano vivere, capii immediatamente che il mio sogno si stava avverando.
Entrai negli Scout, poco dopo, con grande emozione, pronunciai la mia promessa.
Ricordo con grande emozione le attività domenicali, le riunioni, i famosi campi estivi., la mia squadriglia: le Aquile.
Gli anni trascorsero veloci, felici e continuai ad essere innamorato dello scautismo. Mi ritrovai capo gruppo, a seguire i ragazzi più grandi, i Rover, con i quali ci impegnammo nel servizio, nell’organizzare i Campi Estivi, varie attività ed un famoso campo invernale in una baita in montagna.
Da educatore, ho cercato con tutto me stesso e con l’aiuto delle direttive che regolarmente mi inviava ASCI Milano, di indirizzare i miei Scout.
Spronavo i ragazzi a tenere fede alla Promessa e ad osservare le Legge Scout.
Mi rimane la speranza di essere riuscito ad infondere nei miei ragazzi la scintilla dello Scautismo che io ho trovato nel 1957 e che ancora arde in me anche grazie alle straordinarie avventure scout vissute. (PAN – Franco Panazza, capo scout)