Le origini dello Scautismo Ostigliese (1924-1927)

Gli oratori quali luogo di sviluppo dello scautismo

Le varie e diverse iniziative che si diffusero repentinamente in tutta la penisola italiana legate ai principi dello scautismo ideati da Baden Powell trovano tramite la nascita appunto delll’ASCI (1916) ed il riconoscimento papale, finalmente il luogo ideale per la sua diffusione. Le parrocchie allora erano un forte centro di aggregazione, riconosciuto da tutti, in una società in cui la secolarizzazione manifestava i primi passi ma che probabilmente nelle province e nei piccoli comuni della penisola rimaneva ancora un fenomeno ed un pensiero lontano e avulso dalla quotidianità agreste dei luoghi.

Gli oratori fornivano un punto di ritrovo per tanti ragazzi del paese e questo permise all’Associazione Scout Cattolici Italiani di potersi diffondere e strutturarsi con l’appoggio della Chiesa e dei suoi sacerdoti. 

I sacerdoti ebbero un ruolo fondamentale nella diffusione del movimento perché molti di essi inizialmente presero parte attiva non solo come assistenti ecclesiastici e guide della catechesi ma come veri e propri Capi che supportavano i ragazzi ad avvicinarsi al movimento e ad autoformarsi nel gioco, nell’avventura e appunto nella catechesi.

La Nascita dello Scautismo Mantovano (1923)

Durante il decennio successivo al termine della Prima Guerra Mondiale, anche nella Provincia di Mantova la Chiesa ricominciò a riconquistare una maggiore forza sociale, in parte incrinatasi nei primi anni del Novecento dall’ondata rivoluzionaria dell’ideologia socialista che nel mantovano ebbe un importante sviluppo. 

La secolarizzazione della società, l’anticlericalismo dei movimenti popolari avevano deteriorato la forza di guida sociale dei sacerdoti e dell’istituzione ecclesiastica. Nonostante ciò, appunto a partire dagli anni ’20 la Chiesa ricominciò a sentirsi maggiormente sicura di poter esprimere e professare la propria dottrina e i propri riti nella vita sociale dei paesi. In questo periodo anche nella diocesi mantovana si respirava un clima politico e sociale di rinascita. Si rileva che l’allora vescovo Mons. Peruzzo (Vescovo ausiliario di Mantova dal 1924 al 1928) incitò i sacerdoti del territorio a riconquistare le masse attraverso sia un intenso esercizio della spiritualità, sia organizzando associazioni cattoliche nei paesi e migliorando i rapporti con le autorità in essere.

Tra le iniziative su cui la diocesi spinse i sacerdoti e le comunità cattoliche a operare, fu sicuramente quello di strutturare e organizzare l’associazionismo cattolico giovanile. Pertanto, nel 1923, oltre alla felice e importante esperienza della Gioventù Cattolica, in diocesi si pensò di introdurre lo scautismo di ispirazione cristiana. Il 25 settembre 1923 il Commissario centrale dell’ASCI provvedeva a immatricolare il primo riparto di Mantova con sede in via Sette Porte, presso la parrocchia di Sant’Apollonia. Nasce il Mantova 1 intitolato a Filippo Neri con direttore e assistente ecclesiastico Don Enrico Varini. La fondazione dei boy-scout a Mantova deve però essere assegnata al Geom. Andrea Chiarini che ebbe la volontà di avviare alla formazione i primi esploratori.

I primi ragazzi che si avvicinarono allo scautismo erano in maggioranza provenienti da famiglie povere, in realtà non troppo capiti da un’ala tradizionalista del Clero. Le prime esperienze di scautismo nel mantovano furono perciò molto complesse e senza dubbio riuscirono a sopravvivere e maturare grazie all’opportuna tutela e appoggio incondizionato delle stesse istituzioni ecclesiastiche. In particolare, con l’avvento del regime fascista.

Il primo Riparto Ostiglia 1 (1924)

Lo stesso Mons. Emilio Caiola, Vicario foraneo e Arciprete di Ostiglia, che in quel periodo si fece ideatore “solerte ed appassionato” della costruzione del Campanile della Parrocchia, venne persuaso da Mons. Peruzzo ad attivare soluzioni nel paese per coinvolgere maggiormente i cittadini. 

“Il Clero approfitti di questo momento propizio onde portare in cotesta Cittadina un soffio vitale di vita cristiana. Vi sono battesimi da fare matrimoni da aggiustare e lavoro grande a cui attendere” [scritto da Mons Peruzzo a Mons. Caiola]

Ostiglia cercava di costruire e sviluppare la propria identità di cittadina della Bassa Padana appoggiata al Grande Fiume PO, a partire dalle generose risaie, dai rigogliosi canneti delle valli, dalle terre fertili rubate giorno dopo giorno alle paludi circostanti col sacrificio dei propri cittadini desiderosi di qualcosa di meglio. 

In questo contesto e per volontà di Mons. Caiola si attivò ad Ostiglia, la prima esperienza di gruppo scout nel paese. Il gruppo di ragazzi raccolti da Don Caiola fu supportato nella sua nascita dal primo gruppo scout ASCI della provincia di Mantova, il Mantova 1, costituitosi pochi mesi prima nel settembre del 1923. 

Durante il 1924 si costituì anche il Mantova 2 che nel 2010 confluì nel Mantova 7, pertanto Ostiglia rimane dopo il Mantova 1 appunto, il Gruppo Scout più antico della provincia di Mantova. 

Arrivando al 1925 i riparti del mantovano erano sei: Mantova 1, il San Giorgio Mantova 2, il Mantova 3 delle parrocchie di San Pietro e Cattedrale di Sant’Andrea e appunto Ostiglia, oltre a Goito e Sermide.

La prima esperienza del Gruppo Scout Ostiglia 1 viene ufficialmente immatricolata all’ASCI nell’Adunanza del Commissariato Centrale n° 614 di lunedì 29 aprile 1924; il fazzolettone era celeste scuro e gli iscritti erano 14 suddivisi in 2 squadriglie: Castoro e Tigre. La responsabilità di direzione all’inizio è dello stesso arciprete che però in pochi mesi forma il primo scout ostigliese.: Vittorio Calligaretti che successivamente venne proposto da Don Caiola, come responsabile.

Tra i membri del primo Reparto Esploratori vi è il nome di Ottorino Giacominelli.


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